sabato 6 aprile 2019

JOHN ILLSLEY "Coming Up For Air" (2019)

RECENSIONE


Da quando è tornato a fare musica nel 2007, John Illsley (già bassista dei Dire Straits) ha pubblicato ben sette album, di cui cinque in studio.

L'ultimo della serie è questo "Coming Up For Air" registrato, come i precedenti, ai British Grove Studios dell'amico Mark Knopfler e co-prodotto dall'altro ex collega Guy Fletcher.
Il disco (della durata di soli 32 minuti) non propone nulla di nuovo rispetto ai precedenti quindi, paradossalmente, resta ancorato allo stile della ex-band dell'autore più di ogni cosa abbia fatto Knopfler nella sua carriera solista.

Certo si tratta di canzoni che si ascoltano una volta e via ma è innegabile che in alcuni passaggi risulta piacevole riascoltare quel modo di cantare basso e graffiato e, soprattutto, quel tipico suono di chitarra 'Straits' qui riprodotto dal bravo Robbie McIntosh.


lunedì 1 aprile 2019

SON VOLT "Union" (2019)

RECENSIONE


I brani di "Union" raccontano l'attuale situazione socio-politica americana cercando di incitarne il popolo a reagire in modo unitario (da qui il titolo).

La musica è classico folk rock; i testi parlano di protesta sociale in ‘The 99’, di politica in ‘When Rome Burns’, di sporchi affari in ‘Reality Winner’, di emarginati in ‘Union’ e di denuncia nella conclusiva ballata acustica 'The Symbol'.

Dunque un album in cui prevale la forza delle liriche rispetto alla musica ma che comunque si ascolta piacevolmente grazie ai suoni vintage che lo contraddistinguono ed alla solita voce aspra di Jay Farrar.



giovedì 7 marzo 2019

REESE WYNANS and Friends "Sweet Release" (2019)

RECENSIONE



Famoso per essere stato tastierista dei Double Trouble con Stevie Ray Vaughan, recentemente Reese Wynans è entrato nella band di Joe Bonamassa e proprio quest'ultimo lo ha spinto a registrare questo disco con amici musicisti ricoprendo per la prima volta il ruolo di produttore.

Non essendo autore, Wynans ha ripescato brani importanti della sua carriera affiancandoli ad altri che lo hanno influenzato; il suono generale è quello di Stevie Ray Vaughan e infatti 4 tracce su 13 sono tratte dai due dischi con lui registrati: 'Soul To Soul' e 'In Step'.
Si comincia con la strumentale 'Say What' e 'Crossfire' cantata dal grande Sam Moore; in entrambe ci sono i Double Trouble, Tommy Shannon al basso e Chris Layton alla batteria con Kenny Wayne  Shepherd alla chitarra solista.
L'altro strumentale 'Riviera Paradise' vede un arrangiamento orchestrale e Wynans all’organo invece 'Hard To Be' (tratto da 'Family Style' dei fratelli Vaughan) è arrangiata in chiave soul con tanto di sezione fiati e le voci di Bonnie Bramlett e Jimmy Hall.
Altro brano soul è 'That Driving Beat' con Mike Farris alla voce e Paulie Cerra al sax, mentre si torna al blues con 'You’re Killing My Love' dove Doyle Bramhall II si occupa di voce e chitarra.
In 'So Much Trouble' spicca l’armonica di Mike Henderson e in 'Sweet Release' si alternano  le voci di Paulie Cerra, Keb’Mo’, Mike Farris, Jimmy Hall, Bonnie Bramlett, Vince Gill e Warren Haynes.
In tutto il disco Wynans si prende uno spazio solista maggiore del solito, soprattutto nell’acustica 'I’ve Got A Right To Be Blue' (con Keb'Mo') e nella strumentale per solo pianoforte 'Blackbird' (quella dei Beatles).

Che dire, il binomio Bonamassa-Wynans ha funzionato.



domenica 24 febbraio 2019

JASON RINGENBERG "Stand Tall" (2019)

RECENSIONE



Grazie al crowdfunding Jason Ringenberg riesce a pubblicare e promuovere il suo quinto album solista (senza gli storici Scorchers) "Stand Tall".

Potendo contare su una voce inimitabile e sulla grinta che lo contraddistingue, Ringenberg cerca di attualizzare le sue origini musicali in brani come il western 'Stand Tall' gli irish-rock 'I’m Walking Home' e 'John Muir Stood There',  la religiosa 'John the Baptist Was A Real Humdinger'.
Si va a ritmo di country-rock in 'Lookin’ Back Blues', 'Almost Enough' e 'Many Happy Hangovers to You' mentre 'Hobo Bill’s Last Ride' è malinconica in stile Jimmie Rodgers.
Southern punk/rock in 'God Bless the Ramones' (dedicata  alla band di New York) e Folk tradizionale nella conclusiva 'Farewell Angelina'.

Dunque niente di nuovo, Ringenberg ripropone una formula sicura ma lo fa in assoluta indipendenza e controtendenza come se non si trovasse nel 2019.