venerdì 14 dicembre 2018

BRUCE SPRINGSTEEN "Springsteen on Broadway" (2018)

RECENSIONE


"Springsteen on Broadway" è la testimonianza su doppio CD dell'omonimo spettacolo teatrale che il Boss ha portato sul palco del 'Walter Kerr Theater' di New York per 236 sere dal 12 ottobre 2017 al 14 dicembre 2018.

Non è un live tradizionale, per apprezzarlo appieno bisogna conoscere bene l’inglese in quanto Springsteen prima, dopo e durante le canzoni si racconta, creando una sorta di monologo 'musicato' nel quale mette a nudo la propria anima senza alcun filtro.
Sul palco è solo con chitarra, armonica e pianoforte, occasionalmente raggiunto dalla compagna Patti Scialfa; i brani sono eseguiti in modo scarno, in assoluta antitesi rispetto alle sovraprodotte versioni originali.
Colpisce particolarmente "Born in the U.S.A." in versione blues, suonata con lo slide su una 12 corde acustica che a fine strofa cala di dinamica lasciando la voce unica protagonista.
In generale sono tutte le canzoni a beneficiare del trattamento 'unplugged' anche se un live così estremo potrebbe non piacere a tutti, sopratutto agli ascoltatori occasionali abituati alle versioni in studio dove i ricchi arrangiamenti hanno di fatto caratterizzato i brani.

Ad ogni modo una scelta coraggiosa pubblicare questo live album (praticamente unico nel suo genere) in cui protagonista è la storia e non le canzoni.

SCALETTA:
Growin' Up
My Hometown
My Father's House
The Wish
Thunder Road
The Promised Land
Born in the U.S.A.
Tenth Avenue Freeze-Out
Tougher Than the Rest
Brilliant Disguise
The Ghost of Tom Joad
The Rising
Dancing in the Dark
Land of Hope and Dreams
Born to Run


giovedì 13 dicembre 2018

NEIL YOUNG "Harvest" (1972)

CLASSICI DA RISCOPRIRE


"Harvest" di Neil Young fu il disco più venduto del 1972 (otto milioni di copie in totale). Un lavoro delicato e poetico, intenso ma suonato in maniera semplice, che riuscì a piacere ad un pubblico eterogeneo.

“Harvest” è prevalentemente un album di ballate; ci sono brani che affondano le radici nel folk ("Out On The Weekend", “Harvest”) e nel blues (“Are you ready for the country”), insieme ad altri ambiziosamente arrangiati con l’orchestra (“A man needs a maid” e “There’s a world”).
I testi raccontano prevalentemente l’amore ad eccezione della meravigliosa “The needle and the damage done”, emozionante racconto di un amico drogato paragonato al sole che tramonta.
L’album contiene anche una delle più belle ballate di Young "Heart Of Gold", dove il suono della pedal steel guitar di Ben Keith si fonde perfettamente con l'armonica e con la chitarra acustica dell’autore.
L’altro capolavoro del disco è “Old Man”, in cui spiccano l’uso del banjo ed un testo particolarmente impegnato.
Chiude il tutto la sperimentale “Words (beetween the lines of age)”, lungo e solido country rock anch’essa contraddistinta da un testo molto incisivo.

Pietra miliare…


lunedì 3 dicembre 2018

JEFF TWEEDY "Warm" (2018)

RECENSIONE



Come nei primi album dei suoi WILKO, Tweedy esprime in questo 'Warm' tutta l'essenzialità elettro-acustica del suo modo di intendere il country.

A parte un paio di tracce vagamente psichedeliche, il suono generale è indolente ed i testi parlano di vita quotidiana. Non siamo di fronte ad un disco memorabile ma piuttosto ad una raccolta di canzoni sincere che fotografano l'autore all'interno del proprio presente.
Merita una menzione particolare il brano "Having Been Is No Way To Be" dove confluiscono tutti i tratti caratteristici della sua scrittura.

Non è un album da affrettarsi ad acquistare ma potrebbe rivelarsi un buon ascolto in certi momenti 'riflessivi' della giornata.



venerdì 23 novembre 2018

ZZ TOP "Tres Hombres" (1973)

CLASSICI DA RISCOPRIRE


Anno 1973: “Tres Hombres”, il terzo album degli ZZ Top, porta finalmente la band texana all’attenzione del grande pubblico. Dalla gavetta al disco di platino, senza snaturare il suono.

Il disco evidenzia l’attitudine psichedelica di Billy Gibbons (leader e chitarrista), il blues pulsante del basso di Dusty Hill e la secca batteria di Frank Beard.
Niente virtuosismi; è l’essenzialità il loro punto di forza con riff boogie e qualche influenza sudista come nell’iniziale ‘Waitin’ For The Bus’. La bluesy ‘Jesus Just Left Chicago’, la potente ‘Beer Drinkers & Hell Raisers’ e la ballata ‘Hot, Blue and Righteous’ completano l’entusiasmante lato A.

‘Move Me On Down The Line’ apre il secondo lato del vinile con ritmo sostenuto, ‘Precious and Grace’ non è da meno ma è ‘La Grange’ la grande protagonista dell’album con quel riff a la John Lee Hooker che ne farà il marchio di fabbrica della band.
Chiudono il disco la modesta ‘Shiek’ e la paracula ‘Have You Heard?’ dove i tre amici ci chiedono: “Avete sentito che musica riusciamo a suonare?”.

Un consiglio per chi ancora non lo possiede: il vinile suona piuttosto ‘ovattato’ per cui è di gran lunga preferibile la versione rimasterizzata in CD (con tre bonus tracks live).
Buon ascolto...


venerdì 16 novembre 2018

MARK KNOPFLER "Down The Road Wherever" (2018)

RECENSIONE


A tre anni dall'ottimo 'Tracker' Mark Knopfler pubblica 'Down The Road Wherever', il suo nono album solista.

Registrato come i precedenti nei British Grove Studios (Londra) di sua proprietà, 'Down The Road Wherever' è un album dall'arrangiamento decisamente moderno rispetto allo standard a cui Knopfler ci ha abituato nella sua lunga carriera solista.

Ciò che risalta immediatamente è il suono artefatto e metronomico della batteria, l'uso massiccio (spesso inopportuno) delle tastiere ed i cori femminili solitamente assenti nella sua produzione.
I brani migliori (quelli dall'arrangiamento più sobrio) risultano già sentiti; altre soluzioni dallo stile jazz cozzano con la modernità che contraddistingue il suono generale del disco.

Da grande fan di Knopfler devo purtroppo dire che questo nuovo lavoro è un meltin' pot di cose dal dubbio gusto con una produzione degna degli anni 80, dove non traspare neppure una qualità di scrittura all'altezza del suo autore. Personalmente questa volta passo...

'Down The Road Wherever' è disponibile in cinque formati:
- CD standard (13 brani);
- CD deluxe (16 brani);
- LP doppio (13 brani);
- LP triplo deluxe Box Set (17 brani + Deluxe CD + Download card);
- Digital Download (16 brani).


sabato 10 novembre 2018

The BEATLES "White Album" 50th anniversary edition (2018)

RECENSIONE


Premetto che non analizzerò per l'ennesima volta in 50 anni questo monumento della musica.
Qui l'attenzione verrà posta esclusivamente sul materiale inedito incluso in questa release.

In realtà i mitici "Esher Demos" non sono sconosciuti ai fan completisti; la novità è che per la prima volta vengono pubblicati ufficialmente ed in una veste sonora eccellente, grazie al lavoro di Giles Martin (il figlio del grande George) e Sam Okell.
Si tratta di 27 registrazioni demo (per anni note come Kinfauns Demo) fatte a casa di George Harrison durante l'ultima settimana di maggio 1968.
I Beatles, di ritorno dall’esperienza mistica in India, si riunirono nella casa di campagna di Harrison per fissare su nastro tutte le nuove idee utili allo sviluppo dell'album.
Oltre alle versioni (acustiche) embrionali dei brani che confluiranno nel 'doppio bianco' e in 'Abbey Road', le session includono anche sei incisioni che rimasero fuori dalla discografia dei Beatles.
Nel dettaglio: "What's the New Mary Jane" e "Child of Nature" di Lennon (quest’ultima pubblicata tre anni dopo con il testo modificato e con il titolo "Jealous Guy"), "Not Guilty", "Circles" e "Sour Milk Sea" di Harrison e "Junk" di McCartney (poi riproposta nel suo omonimo disco del 1970).
Interessanti appaiono anche la acustica e più veloce "While My Guitar Gently Weeps" e la scarna e trascinata "Yer Blues".

P.S. Notevole la versione blues da 13 minuti di "Helter Skelter", lenta e cadenzata, presente nelle sessions.


I formati disponibili sono i seguenti:
- 6 CD + BLU-RAY SUPER DELUXE (remix stereo + Esher demos + mix 5.1);
- 4 LP VINYL SET (remix stereo + Esher demos);
- 3 CD DELUXE EDITION (remix stereo + Esher demos);
- 2 LP VINYL (remix stereo senza Esher Demos).